GREEN CALL JOURNAL

The after event

# Südtirol thinks green!

LA MOSTRA - Un'esposizione anticonvenzionale!

 

Si è conclusa Domenica 7 Giugno la seconda edizione di Green Call presso la splendida location ospitante di Erlebnis Kränzelhof a Cermes.

Ambiente, creatività, sostenibilità, food, wellbeing si sono affermati come i temi cruciali dell'attuale panorama artistico-culturale, nonché veri e propri catalizzatori di attenzione sul tema ben più ampio e delicato della salvaguardia del pianeta. Grazie a Green Call queste affascinanti tematiche approdano ufficialmente sul territorio altoatesino conquistando la scena artistica e culturale attraverso un'insolita modalità espositiva, capace di unire generi, materiali, messaggi solitamente divisi.

Green Call ha utilizzato la formula total experience per unire in un unico spazio aperto le numerose attività del suo ricco programma, permettendo a chiunque, non solo agli adepti, di entrare in diretto contatto con arte, natura e le tante risposte sostenibili di Green Call alla questione ambientale.

 

Grazie al vissuto del paesaggio altoatesino (denominatore comune dell'evento e indiscussa icona ambientale) la collocazione non museale delle opere d'arte diventa una sfida per tutti quei linguaggi artistici che sono soliti operare negli spazi chiusi, limitando radicalmente il raggio d'azione del proprio messaggio e il target dei suoi mittenti. Green call ha fornito ai suoi artisti  l'occasione di far dialogare le proprie opere con un paesaggio naturale imprevedibile, già fortemente connotato da una bellezza ineguagliabile, frutto di una creatività tutt'altro che umana...una vera e propria sfida per l'artista, che si ritrova a riconsiderare i propri materiali, linguaggi, supporti, affidando l'opera d'arte letteralmente nelle mani del paesaggio e delle sue reazioni. Il contesto ambientale di Green call è uno spazio vivo, che agisce e reagisce alla presenza dell'uomo ricordandoci in ogni istante come ad ogni azione umana consegua una relativa traccia sulla terra che calpesta.  E questo vale anche per la creatività.

Splendido il risultato ottenuto da questa esposizione anticonvenzionale che ha visto intervenire artisti locali conosciuti e da sempre attivi sul terriorio, appartenenti a tutti i gruppi linguistici, nonchè artisti nazionali emergenti provenienti da fuori provincia.

Quest'anno Green Call ha preferito dedicare maggiore attenzione ad ogni singolo artista che è stato invitato a partecipare alla mostra con spirito eclettico e più di un'opera: eseguite con linguaggi e materiali diversi, portatrici di un messaggio che cambia a seconda della loro collocazione nello spazio naturale.

Molta attenzione è stata dedicata quest'anno ai progetti locali di autoproduzione e di cultura indipendente che si stanno sviluppando in territorio, come lo stesso Green Call, un progetto di volontariato creativo al femminile che si fa da sé per amore di fare! Questi progetti costituiscono un nuovo modo di intendere la creatività al di là delle istituzioni e rappresentano un indicatore sociale importante, come la neccessità per molte generazioni di inventarsi un mestiere che faccia bene all'arte e sappia offrire un servizio intelligente alla comunità. Tanta filosofia “just do it!” per i progetti di Nazario Zambaldi col suo “Babylon-Open Atelier” e il giovane “Macello”, spazio di resident e cooworking di prossima apertura. Interessanti anche i progetti editoriali di stampa digitale e cratacea come la scrittura critica di Petra Raffaelli col Web Magazine Nottefonda, il romanzo di Philosofical Fiction di Andrea Marcellino (L'amo. Non fidarti) e i mistici romanzi illustrati di Lukas Zanotti.

 

I PROTAGONISTI - Le recensioni.

LA MOSTRA IN BREVE - Una passeggiata fra i giardini...

 

Della nostra “passeggiata espositiva” lungo i giardini di Kraenzelhof, ricordiamo i giganteschi e dogmatici fotocollage della mantovana Claudia Melegari, con il suo tema uovo-uomo-gallina che hanno fatto da cornice alla splendida arena di prato dove si sono svolti i laboratori di yoga e i rituali di meditazione collettiva. Ricordiamo le emblematiche sculture mutanti del bolzanino Paolo Profaizer che ha adornato alberi e prato con i suoi “organismi artificiali” in silicone e lacci emostatici o gli interessanti ritratti tessili della friulana Sabina Romanin, che usa la macchina da cucire come una matita per ritrarre passanti sul ciglio della strada. E ancora riflessioni sullo spazio e sul rifiuto dei suoi limiti, con Elisa Grezzani e i suoi Changing rooms: opere nomadi, orfane di un tempo e di uno spazio definiti, che testimoniano la natura transitoria e mutevole sia del linguaggio che della percezione pittorica. Petra Raffaelli con la sua installazione sulle situazioni alienanti esposta in una stanza del gigantesco labirinto; i suoi cubi in plexiglas e le scenografie espressioniste  narrano l'impossibilità per gli uomini di evadere dai propri schemi sociali autoimposti. Christof Gabrieli e la sua arte vetraria unisce la suggestione di un albero cavo a finestrelle in vetro colorato, da cui vedere attraverso e dentro la struttura stessa della pianta. Elisabetta Vazzoler ritorna a Green Call come soggetto stesso dell'indagine fotografica di Anna Da Sacco sulla malattia,  il suo modo di insinuarsi nei processi naturali di corpo e mente, di assumere il totale controllo della vita. Le grandi foto bianco e nero di Anna ed Elisabetta sono lo sguardo commovente del soggetto colpito, indifeso, esposto, che può essere chiunque; le foto apparivano come per magia lungo un piccolo percorso di alberelli, in ordine crescente: un interessante parallelo fra la crescita degenerativa della malattia e la crescita naturale e colma di speranza di una giovane pianta. Il brillante pittore trentino Fabrizio Berti, conosciuto soprattutto per i suoi personaggi storici rivisitati in chiave comics, si presenta a Green Call con un'inedito Kamasutra di feticismi odierni allestito nientemeno che all'interno della stanza dell'amore, uno spazio dalle pareti in foglie d'albero sulle quali l'artista ha appeso ovunque i numerosi fotogrammi sessuali. Non poteva mancare Martine Parise con i suoi quadri riciclo e le riflessioni sul colore verde, Nazario Zambaldi con le sue città invisibili coperte di foglie, che invitano lo spettatore a riflettere su ciò che guarda e a capire ciò che vede, o le installazioni di Paolo Fenu che ha fatto letteralmente disegnare gli alberi!

Un capitolo a parte è stato dedicato alle artiste gardenesi, le professioniste dei materiali che rappresentano il nostro territorio: legno scolpito per Helene Demetz con i suoi impressionanti totem umani; vetro lavorato per Gabriella Ploner con la sua casa di specchi immersa nel verde; ceramica decorata per i bellissimi vasi di Roberta Perathoner e la lana grezza intrecciata con cavi elettrici per le affascinanti creazioni recycling di Ottavia Demetz. Le bandiere della pace di Aranda, il cosiddetto ambasciatore del fuoco,  oscillavano sopra le nostre teste e ricoprivano il paesaggio di colori psichedelici, ricordandoci come l'uomo insieme a fuoco, aria, acqua e terra siano colmi delle stesse energie primordiali della natura. Indefinibile come sempre e impossibile da recensire  Lukas Zanotti ha presentato i suoi misteriosi e affascinanti scritti illustrati corredati di splendide incisioni eseguite su velina, stracolme di suggestioni magiche, simboli inconsci, rituali esoterici e tanto tanto colore!

Novità importante di quest'anno è stata anche la presenza delle arti performative e drammatiche come il giovanissimo artista dei graffiti Egeon che ha eseguito un'opera spray dal vivo nella serata del vernissage e l'acclamato e intelligente spettacolo teatrale di Valentina Parisi, Davide Filippi e Maurizio Riglione. Trampoli, musiche, intrattenimento per grandi e piccini: un trio di artisti locali che ha saputo riunire un pubblico variegato interpretando in modo semplice e suggestivo la storia dell'uomo trasgressore, di madre natura afflitta e della speranza verso un futuro sostenibile.

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